L'adozione è già cominciata
Intelligenza artificiale - L'adozione è già cominciata
Nessuna PMI che ho incontrato ha deciso di adottare l'intelligenza artificiale. Se l'è ritrovata dentro.
Qualcuno ha incollato il testo di un contratto in una chat per farselo riassumere. Qualcun altro ha chiesto a uno strumento gratuito di riscrivere una lettera, con il nome del cliente dentro. Un terzo ha caricato un foglio di calcolo per capire cosa dicessero quei numeri. Nessuno ha fatto niente di sbagliato: hanno fatto il loro lavoro, più in fretta. Ma quando la direzione si siede a valutare se introdurre l'IA in azienda, quella decisione è già stata presa settimane prima da persone che non avevano alcun motivo di chiedere il permesso.
L'adozione informale precede quasi sempre quella decisa. È la cosa che rende questo tema diverso da qualsiasi altra scelta tecnologica: non si arriva prima della decisione, si arriva dopo, e il lavoro non è impostare un progetto ma capire cosa sta già succedendo.
Quando si comincia a guardarci dentro, cinque cose tornano con una regolarità che ha smesso di sorprendermi.
La prima riguarda i dati. Alla domanda su dove risiedano le informazioni che finiscono in quegli strumenti, e su cosa preveda la nLPD per quel trattamento specifico, quasi sempre nessuno in azienda se l'è posta prima di iniziare a usarli. Non per leggerezza: perché lo strumento si apre in un browser e non somiglia a un fornitore. Un software gestionale lo si compra con un contratto; una chat la si usa e basta.
La seconda riguarda la dipendenza. Nel giro di pochi mesi un processo comincia a poggiare su uno strumento specifico, senza alternativa e senza che nessuno l'abbia deciso. Il fornitore di oggi non è garantito per domani: prezzo, modello e condizioni di accesso possono cambiare senza preavviso, e in questo settore cambiano più in fretta che altrove. La dipendenza da un singolo fornitore viene quasi sempre sottovalutata finché non si manifesta.
La terza riguarda la responsabilità. Se l'IA sbaglia una risposta a un cliente, una clausola, una valutazione interna, qualcuno deve poterne rispondere. Nella pratica quella responsabilità resta implicita, distribuita fra persone che non ne hanno mai parlato apertamente. Ed è raro che sia stata fatta la distinzione che conta davvero: se lo strumento sta contribuendo a decisioni reversibili o a decisioni che non si tornano indietro a correggere.
La quarta è quella con il valore immediato più alto, e anche la più scomoda. Chi, in azienda, saprebbe dirlo se qualcosa di sensibile fosse già finito in uno strumento non autorizzato? La risposta onesta, quasi sempre, è: non lo sappiamo. Non è un fallimento — è la condizione normale di chi non ha ancora guardato. Ma è una risposta che cambia le priorità di una direzione nel giro di dieci minuti, e non richiede di comprare niente per essere affrontata.
La quinta riguarda i soldi, e vale per l'IA come per qualsiasi altro sistema. Una demo convincente non è ancora un caso d'uso economicamente fondato. Il costo che decide l'esito quasi mai è l'abbonamento: è la verifica umana degli output, l'integrazione con quello che esiste già, la formazione, e soprattutto il tempo di qualcuno che debba mantenere la cosa in piedi nei mesi in cui l'entusiasmo iniziale è passato.
Chi mi chiede di valutare l'IA in azienda a volte si aspetta un punteggio, o un semaforo verde. Non lo do, e non per prudenza. Un punteggio è la logica di chi vende uno strumento e deve dimostrare che serve, o di chi vende un audit e deve dimostrare che è stato fatto. Chi offre un giudizio indipendente ha un compito diverso: nominare quello che è emerso, nominare quello che resta aperto, e mettere in fila due o tre rischi non affrontati in ordine di urgenza.
La governance precede l'adozione. È una frase che sembra ovvia e che nella realtà è quasi sempre falsa — l'adozione precede la governance, di mesi. Il punto non è rimproverarlo a nessuno. È accorgersene mentre si può ancora decidere qualcosa.
Un'ultima nota: questa osservazione non viene da un manuale. È emersa guardando le mie stesse aziende, dove dati di configurazione di rete erano già passati attraverso strumenti esterni senza che esistesse una regola scritta che lo governasse. La domanda è arrivata dopo il fatto, come succede a tutti.